Nonvotoquesti's Blog

Licenziamoli

 

Licenziamoli!

“Mandiamoli tutti a casa!” oppure “Mandiamo a casa Tizio o Caio”  sono i tormentoni di tante discussioni quando il tema sono i nostri politici.  Che si tratti di dibattiti all’osteria o al bar  oppure  di slogan sbandierati nelle piazze pare che l’ansia di licenziare i propri rappresentanti quando si rivelano inetti o infedeli sia una delle principali aspirazioni di gran parte degli italiani. Rassegnati ormai a non poter pretendere un parlamento e un’amministrazione pubblica che funzionino, vogliono almeno aver la soddisfazione di vedere i responsabili dello sfacelo presi a calcioni nel sedere e messi su una strada (si fa per dire).

Anche il più strenuo difensore della nostra classe politica (che di solito, però, difende solo gli appartenenti al proprio schieramento) sarà costretto ad ammettere che, almeno di tanto in tanto, si dà il caso di qualche mela marcia. E dovrà anche ammettere che questi signori hanno la cosiddetta ‘sensibilità’ di offrire le proprie dimissioni (quasi sempre respinte) solo in casi estremi, quando anche il partito che li ha accolti e promossi ritiene che sia il caso di provare almeno a salvare la faccia presso l’opinione pubblica. Capita che questi signori affermino, a propria giustificazione, che, abbandonando la poltrona cui sono così solidamente incollati, verrebbero meno al mandato ricevuto dagli elettori ovvero che determinerebbero una grave crisi nel ministero, nel governo regionale, in quello provinciale o nell’amministrazione che presiedono o di cui fanno parte. A parte i casi in cui affermazioni simili risultano obiettivamente esilaranti c’è da chiedersi se questi signori abbiano mai preso in considerazione l’idea che la sorte, nella persona della vecchia con la falce, possa privare il Paese dei loro alti servigi. Se lo facessero si renderebbero conto che uno dei primi doveri di chiunque sia responsabile di un qualunque gruppo umano (da una semplice famiglia a un’intera nazione) consista  innanzitutto nel preoccuparsi che quella collettività possa superare con il minimo delle difficoltà una sua eventuale dipartita o grave menomazione.  E’ comprensibile che questo pensiero non sia gradevolissimo e, dicono, porti anche sfiga ma temiamo che l’idea  che i nostri politici (e non solo loro) detestano di più  consista nel dover ammettere di non essere indispensabili.  E tanto si ritengono indispensabili, i nostri, che non lascerebbero la poltrona nemmeno dopo l’ultimo grado di giudizio che li condanni per reati abbastanza tipici del settore, quali l’interesse privato in atti d’ufficio, la corruzione o concussione e altre simili amenità.

L’introduzione è stata parecchio lunga e ce ne scusiamo, ma il tema era troppo ghiotto. Interrompiamo le divagazioni e arriviamo subito al punto, che peraltro necessita di un’esposizione piuttosto breve.

Il punto è: una democrazia che preveda in capo all’elettore il solo diritto/dovere di eleggere e non quello di sfiduciare, revocare, licenziare, dimissionare o come altro dir si voglia, è una democrazia zoppa. Abbiamo già detto come non si possa far molto affidamento sul fatto che gli eletti provvedano in proprio a far giustizia delle mele marce e dunque, a maggior ragione, tale carenza normativa deve essere colmata, tale diritto negato deve essere rivendicato.

Ora, il lettore penserà forse che si tratti di un’idea bizzarra, delle solite fumisterie di intellettuali radical-chic. Nossignori! Nei soliti Stati Uniti (ma anche in America Latina) l’istituto della revoca (recall) è previsto in molti stati. Se un eletto si dimostra indegno della carica che ricopre i cittadini hanno diritto di promuovere una petizione per ottenerne l’allontanamento. Se la petizione ottiene il numero prescritto di firme di adesione viene promossa una consultazione elettorale nella quale può essere anche proposto un candidato alternativo a quello che si vuole licenziare. Se gli elettori votano contro il signore in carica che si è comportato in maniera riprovevole quel signore, sia anche il governatore dello stato o un membro del congresso, se ne torna a casa con la coda tra le gambe. E’ andata così che nel 2003 il repubblicano Arnold Schwarzenegger è subentrato come governatore della California al democratico, democraticamente ‘licenziato dal popolo’, Gray Davis. L’esito di quella specifica consultazione può forse far scuotere la testa a qualcuno ma ce ne sono state  altre 31 contro governatori in carica e, indipendentemente dal loro risultato, non dovrebbero esserci dubbi che si tratti di un diritto che i cittadini hanno il diritto di reclamare e di esercitare.

“Dopotutto” come dice Michele Ainis dal cui libro “Stato Matto” abbiamo ricavato la notizia dell’esistenza di questa legge “si tratta di offrire agli italiani un voto in più, non un voto in meno. Il voto con cui potranno giudicare chi non mantiene le promesse elettorali, senza aspettare la fine della legislatura.”

Negli Stati Uniti la norma esiste dal 1911. Dopo quasi un secolo non sarebbe male se, superato l’oceano, toccasse anche le nostre rive, anche se è  appena il caso di dire che non ci si può certo attendere che una legge simile nasca da una spontanea iniziativa dei nostri parlamentari. Occorrerà dunque ricorrere a tutte le forme possibili e civili di pressione e quasi certamente l’unica via da percorrere sarà quella della proposta di legge d’iniziativa popolare.  Percorso impervio? Può darsi, ma nulla di ciò che si ottiene gratis ha speciale valore. E allora sarà il caso di ricordarsi, parafrasando il Vate, che “le armi son, ma chi pon mano ad elle?”.

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