Nonvotoquesti's Blog

a memoria

Far mandare a memoria dei testi agli alunni è un esercizio che, per quanto ne sappiamo, la scuola elementare ha abbandonato. La tesi prevalente pare sia che è del tutto inutile ‘sapere le cose a pappagallo’. Essenziale è che l’alunno comprenda il significato piuttosto che ricordare il dato. Sarà, ma non ci è ben , chiaro,  per  non saper né leggere né scrivere, come sia possibile ricordare il significato dei segnali stradali (e, dunque, adottare i comportamenti adeguati in loro presenza) senza ricordarne l’immagine. Mantenendoci su questo esempio osserviamo che fin da bambini siamo esposti alla visione di tali segnali e di alcuni (il semaforo, le strisce pedonali) apprendiamo il significato dalla più tenera età. Quando a un certo punto decidiamo di sostenere l’esame per la patente ci viene spiegato il significato di tante di quelle immagini ormai familiari nonché di altre che non abbiamo mai visto. Aver familiarità con buona parte dei segnali, averli inconsciamente memorizzati, presenta i suoi vantaggi. Si provi a immaginare, viceversa, a dover affrontare lo studio della lingua cinese e, dunque, della lettura degli ideogrammi.  Uno dei primi e grossi ostacoli è costituito dal cogliere la differenza tra l’uno e l’altro di quegli strani complessi di segni.  Forse gli esempi proposti appariranno un po’ tirati per i capelli, come si suol dire, ma la nostra tesi è che imparare alcune cose, anche ‘a pappagallo’, può essere una pratica utile per approfondirne, nel tempo, il significato più profondo.

Ovviamente si tratta di scegliere quali cose mandare a memoria. Mantenendoci nelle tematiche di questo blog noi suggeriamo di far imparare a memoria ai bambini i Principi fondamentali formulati nei primi 12 articoli della nostra Costituzione. Non è un grandissimo sforzo e non è neppure indispensabile, anche se sarebbe raccomandabile, che sia la scuola ad occuparsene. E’ un esercizio che può essere fatto anche in famiglia con il vantaggio secondario, in questo caso, che su quei Principi anche i genitori avrebbero così modo di rinfrescarsi la memoria. Sappiamo di  correre il rischio di essere accusati, al minimo, di irriverenza   ma dichiariamo che quegli articoli della Costituzione dovrebbero diventare una specie di preghiera laica. Una preghiera, in particolare, perché quegli articoli non descrivono uno stato di cose, ma sollecitano obiettivi da perseguire con un perseverante impegno nei comportamenti, anche più semplici, della vita di ogni giorno.

Certo da quelle semplici enunciazioni scaturiscono tutta una serie di temi che necessitano di approfondimento anche sul piano del significato meramente tecnico-giuridico di alcuni termini.  Il bambino non avrà grandi difficoltà a comprendere, ad esempio, il principio secondo cui ‘tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di razza, di lingua e di religione’. Avrà magari difficoltà con gli altri termini che l’art. 3 utilizza; ad esempio ‘dignità sociale’, ‘opinioni politiche’, ‘condizioni sociali e personali’. E magari il problema più sottile sarà metterlo in condizione di distinguere chi, tra i compagni di banco o d’aula, di pelle e lingua diversi sia, giuridicamente, un cittadino e chi non lo sia. Ma a tale riguardo, pensiamo, non ci sarà assolutamente nulla di male se il bambino sarà lasciato il più a lungo possibile nella sua beata e desiderabilissima ignoranza.

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